Il Lavoro con le Famiglie

IL SONNO AGITATO DEL NEONATO

Il neonato spesso appare agitato nel sonno ed è abbastanza frequente; questo non deve preoccupare il genitore, ma è bene che esso sappia che ci sono strumenti adeguati, riportati da studi effettuati sulla scienza del sonno, che permettono di migliorare la qualità del sonno del bambino e vostra, aiutandolo a creare un rapporto positivo con il sonno entro i due anni di età.

Cosa troverai in questo articolo

Le cause del sonno agitato
La regressione/progressione del 4 mese
Nella pratica: i rimedi per il sonno agitato

Le cause del sonno agitato

Nel corso dei primi mesi del neonato le caratteristiche del sonno cambiano continuamente e subiscono adattamenti perché i ritmi sonno-veglia diventano man mano più regolari, se ben gestiti.

Vediamo quali sono alcune delle possibili cause di un sonno agitato:

  • Il tuo bambino ha fame o ha il pannolino pieno o ha troppo caldo/freddo
  • Il tuo bambino è troppo stanco e quindi il cortisolo (ormone dello stress) è elevato
  • Il tuo bambino è raffreddato o è in ballo con la dentizione
  • Il tuo bambino sta vivendo cambiamenti (ambientamento al nido, trasloco)
  • Il tuo bambino respira dai genitori uno stato d’animo irrequieto (magari i genitori sono stressati da lavoro, hanno subito un lutto, una crisi di coppia)
  • Il tuo bambino (verso 8/9 mesi) sta facendo i conti con una fase di sviluppo chiamata ansia da separazione
  • Il tuo bambino sta acquisendo traguardi importanti e gli elabora la notte (camminare, parlare, rotolare etc…)

La regressione/progressione del 4 mese

Una delle frasi che mi sento dire più spesso in consulenza è “fino al terzo mese dormiva tutta notte, ora si è trasformato in un incubo, che succede?”

Ebbene si, è tutto normale, dal terzo quarto mese di vita in poi il ritmo sonno-veglia del bambino cambia e diviene un “sonno adulto” con tutti  i vari cicli del sonno adulto. Il neonato così comincia a distinguere la luce dal buio associandoli a notte e giorno. Il sonno agitato (ovvero movimento di braccia, piedi) comincia a diminuire fino ad arrivare ai 6 mesi che sono poco frequenti, ma ci saranno altri momenti in cui il piccolo per svariate motivazioni legate al suo sviluppo psicofisico, affronterà le regressioni/progressioni, ovvero quei momenti più faticosi per l’intera famiglia con le notti insonni. Hai capito bene, la regressione del 4 mese è solo la prima di tante altre.

Le chiamo regressioni/progressioni perché queste fasi in realtà, per quanto faticose, sono un segno positivo: il tuo bambino sta crescendo! E ricordati, nei momenti in cui non ne puoi più e sogni solo di sparire su una spiaggia deserta, che sono solo fasi passeggere che passeranno… e soprattutto che hai la possibilità di rivolgerti al professionista del sonno per migliorare subito la situazione in tempi più brevi.

Nella pratica: i rimedi per il sonno agitato

  • Non preoccuparti se ancora ti sembra di non comprendere il tuo bambino, è normale vi state ancora conoscendo
  • Ti consiglio di osservarlo e piano piano comprenderai meglio di tutti il tipo di pianto e che bisogno ti sta comunicando. Tu genitore sei il miglior esperto
  • Cerca di rispettare e tenere più o meno fissi gli orari di sveglia e di messa a nanna
  • La sera cerca di far dormire il bambino sempre nello stesso ambiente
  • Abbonda con il contatto e i riposini diurni a contatto (in braccio o in fascia): questo aiuta a svilupparlo verso una futura autonomia
  • I riposini diurni, nei primi mesi di vita, cerca di non farli durare più di due ore perché sono molto importanti le finestre di veglia in cui il tuo bambino ha la possibilità di essere stimolato
  • Esclusi i pirmi mesi di vita, con il passare del tempo cerca di dissociazione (non ho detto eliminare) la fase di alimentazione al seno da quella dell’addormentamento così da inserire anche altre associazioni di sonno (rumore bianco, voce, coccola)
  • Crea una routine di azioni sempre uguali, soprattutto dopo il 4 mese è bene strutturarla in modo precisa, proposte nello stesso ordine. Il tuo bambino ha bisogno di prevedibilità e sicurezza
  • Non usare dispositivi elettronici prima della nanna
  • Esponi tuo figlio alla luce del giorno
  • Cura l’alimentazione perché è molto correlata al sonno 
  • Segui il tuo istinto di genitore che è sempre quello giusto, sempre però facendo attenzione alla sicurezza del tuo bambino.

E il sonno a casa tua come sta andando?

Come dico sempre, ogni famiglia è unica e ogni bambino ha il suo tempo e il suo bisogno. Queste scritte sopra sono linee guida per donarvi uno sguardo generale, che per alcuni di voi può essere già utile abbastanza. Ma ti ricordo che puoi affidarti a me, consulente del sonno dolce, per fare insieme un percorso o semplicemente una consulenza per poter personalizzare ad hoc la strada da intraprendere al fine di migliorare il sonno, la qualità di vita e raggiungere più velocemente i vostri obiettivi.

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Il Lavoro con le Famiglie

GENITORI E NONNI: I CONFLITTI NELL’EDUCAZIONE

Negli ultimi decenni gli approcci educativi e le modalità relazionali all’interno delle famiglie sono cambiate rispetto a quelle del passato e questo non ha solo inciso nel trovare un nuovo sguardo da parte dei genitori, ma anche nel ruolo dei nonni che comunque rivestono una presenza importante all’interno della famiglia. Come gestire allora la situazione per evitare i conflitti?

Cosa troverai in questo articolo

Una scena già vista
Aiuto o invadenza? Una linea sottile
Empatia verso il ruolo prezioso dei nonni
Nella pratica

Una scena già vista

Questo è un tema che mi è stato presentato diverse volte all’interno delle mie consulenze e a volte è un vero e proprio problema all’interno della famiglia. I genitori si rivolgono a me per intraprendere un percorso consapevole sull’agire educativo nei confronti dei propri figli e poi si ritrovano a lottare con archetipi educativi dei nonni che sono completamente opposti ai valori e agli obiettivi che i genitori si pongono come figure di accudimento del piccolo.

La voglia di educare i nonni a mantenere una stessa linea educativa spesso si scontra poi con pensieri ed emozioni contrastanti come per esempio “mi sento in colpa perché d’altra parte i nonni già mi danno una mano pazzesca, non posso pretendere” oppure “e ma sono anziani, non capirebbero mai, non è che posso arrivare io e modificare il loro modo”. 

È faticoso gestire tutta questa centrifuga di dinamiche. Ed è faticoso ogni volta assistere all’ennesima affermazione dei nonni “ne ho cresciuti 4 io, saprò bene come si fa” mentre tu genitore magari, ce la stai mettendo tutta per essere la migliore versione di te stessa e tutto questo sembra che non riconosca lo sforzo e l’impegno che ci state mettendo tu e tuo marito.

Aiuto o invadenza? Una linea sottile

Quando nasce un figlio tutte le aspettative che ci si crea a causa anche dei bombardamenti pubblicitari che vengono un’immagine irreale della famiglia perfetta, con la casa perfetta e il bimbo perfetto, vengono a distruggersi quando si incontra la vera realtà: non solo il bambino che piange, le poppate notturne, le notti insonni, ma anche la gestione di nuovi equilibri all’interno del rapporto di coppia che cambia moltissimo. E inoltre spesso ci porta anche a rivedere con occhi diversi il rapporto con i propri genitori da una prospettiva diversa forse più “paritaria” e nascono così vissuti passati da rielaborare e digerire. 

Spesso all’inizio capita che i figli fatichino a sentirsi pienamente a proprio agio nel nuovo ruolo genitoriale ma dall’altra parte anche per i nonni diventa difficile “lasciare il timone” riconoscendo loro il pieno ruolo genitoriale. È sempre importante avere entrambi i punti di vista per empatizzare e raggiungere armonia e comprensione. Perché lo sappiamo bene, in ogni famiglia ogni membro cerca di fare di tutto per poter essere di maggior aiuto, ma il confine tra aiuto e invadenza è sottile. Per esempio durante le prime settimane ci sono genitori che apprezzano la presenza rassicurante dei nonni, altri genitori che hanno invece bisogno della propria intimità e preferiscono non avere interferenze.

O ancora, quando il bambino diventa più grande, uno dei temi più ricorrenti di conflitto tra genitori e nonni è quello che riguarda le regole. L’aiuto concreto del nonno che si scontra con la differenza di pensiero del genitore.

Empatia verso il ruolo prezioso dei nonni

Bisogna riconoscere il ruolo preziosissimo dei nonni, per chi ha la fortuna di poterli godere.

I nonni spesso sono un aiuto pratico e organizzativo che permette di eliminare eccesso di carico che il genitore si porta. Inoltre la figura del nonno  o della nonna può a  volte essere la “mano calda” che coccola e allevia la preoccupazione del genitore data dall’inesperienza. È una risorsa sempre preziosa nella crescita dei bambini, un incontro speciale tra due generazioni che crea arricchimento. Il dono più prezioso che i nonni fanno al nipote è il tempo: nella quotidianità così veloce e definita da programmi, i nonni offrono uno spazio di libertà e sosta in cui il tempo si dilata con il gioco e la lentezza, elementi fondanti per la crescita emotiva e cognitiva del bambino.

Quando un figlio nasce però, non solo avvengono cambiamenti nel cervello e nella routine dei genitori, ma anche alle persone che diventano nonni è richiesto di compiere un vero e proprio “salto” generazionale: diventare nonni comporta il passaggio alla terza generazione e rappresenta un avvicinamento alla terza età; essi possono elaborare sentimenti ambivalenti ad esempio la gioia per l’arrivo di un nipotino e allo stesso tempo la preoccupazione per il proprio invecchiamento e per il futuro. Quindi come è bene e utile sentire il proprio stato d’animo (sia per il genitore sia per il nonno) e poterlo digerire e legittimarlo, così è utile accogliere ciò che si può provare all’interno del proprio nuovo ruolo e poterlo comunicare al genitore o al nonno così da poter entrare in una relazione di intima comprensione e connessione che evita la nascita di conflitti.

Nella pratica

Si Elisa, tutto vero, ma quando porto mio figlio dalla nonna e la nonna da regole tutte contrarie alle nostre e utilizza approcci che non condivido come fare? Soprattutto se questa nonna è la suocera!

Allora caro genitore, voglio dirti innanzitutto che è giusto che i nonni facciano i nonni, il loro ruolo è diverso da quello del genitore… che hanno già attraversato! Qui, vi darò alcuni elementi da tenere bene in mente per poter avere un rapporto sereno ed evitare malintesi. Questo articolo e questi elementi sono utili da leggere, sia per i genitori, sia per i nonni:

  • I genitori è bene che esprimano in modo chiaro e rispettoso i loro bisogno e le loro aspettative
  • I genitori devono definire i loro spazi senza timore e comunicarli in maniera chiara, invitandoli a evitare le sorprese e capitare a casa vostra a qualsiasi ora.
  • I nonni devono essere consapevoli che l’importanza del loro ruolo sta nella complementarità rispetto a quello genitoriale, e che non dovranno mettere in discussione l’autorevolezza del genitore, soprattutto davanti al bambino. 
  • I nonni devono essere chiari con i propri figli (appena diventati genitori) e chiarire cosa possono fare e cosa non possono fare per loro in base alle proprie energie e tempo e volontà, senza aver paura di offendere. 
  • La comunicazione chiara e trasparente aiuta tutti, per una gestione serena. 
  • Dopo un litigio fate sempre la pace 
  • I nonni devono cercare di rispettare le regole stabilite dai figli per aiutare i nipoti ad avere una coerenza educativa
  • Nonni: fate apprezzamenti positivi ai vostri figli, fateli sentire bravi genitori
  • Offrite consigli, ma non aspettatevi che vengano per forza accettati
  • I nonni devono evitare di intromettersi nei problemi di coppia dei figli 
  • Condividete tra nonni, nipoti, genitori le vostre passioni
  • Sono certa che voi abbiate le risorse innate per poter creare il giusto clima ed equilibrio per voi!

Un consiglio pratico per come comunicare, senza offendere, i nonni e allo stesso tempo nutrire un’educazione consapevole ed efficace per il vostro bambino.

Un esempio pratico in cui sono certa che molti di voi ci si potrebbero ritrovare:

Il genitore sta lavorando su un approccio rispettoso al fine di educare il proprio figlio all’autostima e al valore delle emozioni e quindi ha letto, studiato, gli hanno riferito che un buon utilizzo della comunicazione sarebbe “amore, lo vedo che sei arrabbiato, piangi pure, hai ragione, io sono qui”

Poi… abbiamo la nonna che invece al nostro bambino dice: “mamma mia che scenate questo bambino! Sei piccolo per caso? Su dai, veloce, piagnucolone!” 

E il genitore comincia a infuocarsi dentro. 

COSA FARE? La cosa migliore è educare indirettamente le persone che affiancano il tuo bambino e allo stesso tempo comunicare a tuo figlio con il tuo approccio. 

Per fare questo, davanti a una situazione del genere, tu genitore, ti metti davanti ai nonni e a tuo figlio, e affermi “Amore, forse la nonna non aveva capito che per te quella macchina era importante, prova a dirglielo, hai ragione ad essere arrabbiato, ti capisco”

E tu, come gestisci la relazione con i nonni: genitori o suoceri?

Se hai voglia di approfondire e colmare alcuni dubbi io sarò felice di accoglierti in consulenza privata per un sano confronto insieme.

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Il Lavoro con le Famiglie

I TIC NEI BAMBINI

“Mio figlio continua a tossire come per schiarire la voce” “mia figlia continua a sbattere velocemente le palpebre” “la mia piccola arriccia sempre il naso in continuazione” solo alcuni dei tic che si possono presentare nei bambini e quando arrivano mettono in allarme il genitore. Ma cosa sono i tic? E come gestirli?

Cosa troverai in questo articolo

Cosa sono i tic
L’origine dei tic e quando preoccuparsi
Cosa fare e cosa non fare

Cosa sono i tic

I tic sono piccoli e rapidi movimenti ripetitivi, ma non sono la spia di una patologia! Esprimono invece, lo stato di impegno di un bambino che sta crescendo. Una delle caratteristiche dei tic è che non hanno una “continuità di presentazione” ma alternano momenti di assenza a momenti durante i quali si intensificano fino a spaventare il genitore. È stato riconosciuto come spesso sono presenti soprattutto nel genere maschile, in età prescolare. 

In sostanza il tic è l’espressione di una tensione nel bambino. Il bambino durante la sua crescita e le sue fasi di sviluppo attraversa nuove situazioni e cambiamenti e per adeguarsi e adattarsi mette in moto questa funzione del corpo. Quindi possono emergere per esempio di fronte a nuove regole, di fronte allo sforzo di fare i compiti a casa, di fronte a nuove relazioni con amici.

Esistono poi tic più complessi (che non sono quelli transitori di cui ci stiamo occupando e che durano non più di un anno) che includono movimenti più articolati, ma per questi andrebbe fatta una valutazione più medica, che non è di mia competenza.

L’origine dei tic e quando preoccuparsi 

Circa un bambino su 100 a partire dai 6-7 anni soffre di tic infantili.

“L’ origine della maggior frequenza dei tic durante l’età prescolare si ritrova nel fatto che in questo periodo, le strutture cerebrali sono ancora in piena maturazione, ed è quindi molto più facile che una serie di movimenti sfugga al controllo. Si è visto come ci possa essere una predisposizione familiare, per cui se un parente stretto ne ha sofferto da piccolo è più facile che si manifestino” sottolinea Giovanna Tripodi, neuropsichiatra infantile.

A questi fattori predisponenti possono poi aggiungersi come abbiamo detto sopra situazioni scatenanti: i tic si manifestano con maggiore intensità quando il bambino vive situazioni di tensione emotiva, di stress o percepisce aspettative esagerate nei suoi confronti.

In generale i tic che compaiono nei bambini tendono ad attenuarsi e a sparire nel giro di un anno. Se il tic non sparisce oppure se la frequenza e l’intensità del disturbo arriva a interferire con le normali attività quotidiane allora bisogna fare più attenzione, perché invece che al cosiddetto disturbo transitorio, ci si potrebbe trovare di fronte a una malattia e quindi è bene consultare chi di dovere.

Cosa fare e cosa non fare

E’ importante non sgridare il bambino e non tentare di controlare i tic perché questo non porterà ad alcun risultato se non a una maggiore tensione e quindi a un conseguente prolungamento nel tempo di questi movimenti involontari.

Crea, invece un ambiente sereno:

  • Aiutalo a renderlo autonomo senza sostituirti a lui se no passerai il messaggio “tu non sei capace”. Piuttosto prova a dire “ti posso aiutare a fare da solo?”
  • Fallo sentire importante e premialo, con le parole, per le sue conquiste
  • Quando non rispetta un divieto o una regola disapprova l’azione MA non il bambino. Digli che gli voi bene comunque e ripeti la regola. 
  • Davanti a un suo tic, avvicinati guardalo negli occhi e se lui è d’accordo contienilo fisicamente con un abbraccio cercando con di verbalizzare ciò che sta provando. Prova a dire “Vedo che sei un po’ arrabbiato, capisco, lo volevi tanto quel cioccolatino”
  • Aumenta il tempo trascorso insieme e aumenta la connessione nel momento della routine della buonanotte
  • Non caricare il tuo bambino di pretese e aspettative. Diminuisci la pressione.
  • Non sottolineare il tic perché lo farà sentire sbagliato; parlane solo se sarà lui a tirare fuori l’argomento. 

Nella maggior parte dei casi i tic si risolvono da soli con la crescita. 

Se ti sei ritrovata a leggere questo articolo è perché probabilmente ho catturato qualche tua preoccupazione; ti invito a non logorarti con preoccupazioni che spesso non hanno un fondamento, ma sono solo conseguenze di nostri pensieri disfunzionali. 

Ti posso far vivere il percorso genitoriale con più serenità sciogliendo i tuoi dubbi e consegnandoti strumenti educativi pratici e sguardi consapevoli.

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PREPARARSI AL NIDO E IL DISTACCO

Con l’inserimento al nido il bambino fa il primo ingresso nella società. È un momento emotivamente intenso, non solo per il bambino, ma per l’intera famiglia. È importante sapere come affrontare al meglio questo evento perchè la serenità che tu genitore saprai trasmettergli avrà un ruolo importante in questo processo. Come prepararsi al meglio e cosa fare se tuo figlio piange?

Cosa troverai in questo articolo

Lo mando o no al nido?
Un buon ambientamento 
Prepararsi nella pratica: consigli e cosa evitare

Lo mando o no al nido?

Lo so, non è facile separarsi dal proprio bambino, ma è stato dimostrato come mandarlo all’asilo porti a una serie di effetti positivi che influiranno sul suo sviluppo emotivo e cognitivo:

  • maggior socializzazione
  • maggior adattamento alle regole 
  • più autonomo
  • sviluppo sensoriale rapido
  • maggiore fiducia

Si prenderanno abbastanza cura di lui? E se non capiscono i suoi bisogni? E se i più grandi gli fanno male? Alcune delle preoccupazioni più frequenti. Ricordati, caro genitore, che il nostro importante compito non è quello di evitargli situazioni o emozioni nuove e complesse, ma al contrario è nostra responsabilità dargli l’occasione di poterle vivere ed affrontare potendo contare sul nostro supporto. Solo così crescere un adulto emotivamente competente e con un buon livello di problem solving e di capacità relazionale. 

Se ci pensate bene, quando portiamo il nostro bambino dai nonni, presenza preziosa, non potranno mai sperimentare la condivisione o la frustrazione perché i nonni non saranno mai quelle persone che ruberanno il gioco dalle mani di vostro figlio, dinamica invece che si presenta al nido e che da la possibilità preziosa di poter gestire dinamiche relazionali.

Un buon ambientamento 

Attualmente esistono due principali tipi di ambientamento:

  • quello classico (più graduale)
  • quello Svedese (più breve)

Questa scelta è a discrezione della struttura. È importante però la presenza di tre elementi:

  • fiducia nella struttura, in te stesso e nelle risorse di tuo figlio
  • condivisione e continuità tra famiglia e nido
  • flessibilità per rispettare l’unicità del bambino e la sua natura

Assicurati che tu possa sempre chiedere un confronto con l’educatore se lo ritieni necessario, perché tuo figlio respira a pieni polmoni il tuo stato d’animo.

Nel momento della scelta del nido, ti invito a visitare più strutture e fare tutte le domande necessarie, anche quelli che ritieni più sciocche o scontate, perché non lo saranno. Ti invito a fidarti del tuo istinto, una mamma lo sente quasi subito se l’aria che sta respirando in quell’ambiente può essere accogliente per il suo bambino. Perché la realtà è quella che vivi nel presente più di tutte le cose che ci vengono presentate nella carta dei servizi della struttura.

Chiediti quali sono i tuoi valori (vorrei stesse all’aria aperta, vorrei facesse esperienze musicali o di lingua straniera, vorrei usassero un approccio centrato sulla persona etc) e questi valori ricercali nella struttura. 

Ricordati che più di inserimento si parla di ambientamento. In merito si è pronunciata la pedagogista Grazia H. Fresco: in questo modo si riconosce che il piccolo è in grado di esercitare le sue capacità di adattamento, valorizzare le sue competenze e affrontare il nuovo ambiente in modo positivo.

Prepararsi nella pratica: consigli e cose da evitare

  • Prima di iniziare il nido spiegagli cosa succederà e andate a visitare da fuori la struttura
  • Se la struttura lo permette, porta un pupazzo, un oggetto transizionale, che faccia da ponte tra casa e nido che possa rassicurare e dargli sicurezza mentre tu sarai al lavoro
  • Create dei riti, canzone o lettura del libro, prima di lasciarlo al nido. La routine in questo momento sarà per lui fondamentale
  • Salutalo sempre prima di lasciarlo al nido trasmettendogli fiducia e senza andare via di nascosto
  • Se piange prenditi il tempo di consolarlo e comprenderlo, se sei in fatica puoi dire a lui “lo so, anche per la mamma è difficile staccarsi da te, ma so che ce la fai”
  • Non prolungare eccessivamente il momento del distacco
  • Quando vai a prenderlo evita di arrivare tardi o cambiare programmi
  • Invece di dirgli “fai il bravo” prova a dirgli “Divertiti amore”

La fatica più grande? La nostra di genitore: fare i conti con i propri timori di adulto, e riconoscerli per non subirli e per non essere un blocco per il bambino.

Ricorda il tumulto emotivo del bambino può essere placato soltanto da due elementi: la tranquillità dell’adulto e il sentire che l’adulto non sminuisce i timori del bambino.

Invece di dire “dai, ma cosa piangi? Sei un bimbo grande” prova a dire “hai ragione, è difficile staccarsi dalla mamma, ti capisco! Ma io so che tu ce la fai!”

E tu, sei pronto per questa
meravigliosa avventura?

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